martedì 24 febbraio 2015



























Fotografia: Julia Riecke



Nasce a Castell’Umberto, nella provincia di Messina e abita in Francia, ad Avignone.
Dalle raffinate «Ballads» di Vincenzo Lo Iacono, traspare il suo grande amore per Verga e Pirandello. 
Dopo l'incontro con il poeta dialettale Ignazio Buttitta e la cantautrice Rosa Balistreri, debutta come cantautore al Folkstudio di Roma dove si esibiscono Francesco De Gregori, Stefano Rosso, Mimmo Locasciulli e Antonello Venditti.
Vince il premio « Assemblaggio per la Canzone d’Autore » a Spoleto, (Teatro Caio Melisso). 
L'Umanitaria di Milano gli conferisce il “Premio d’Autore” per le sue canzoni in vernacolo siciliano.
Il suo primo album “Attraverso la vita” è pubblicato da Cà Bianca. 
Il secondo « Siciliana », viene distribuito da R.T.I. Music
È ospite in diversi programmi radiotelevisivi Rai. 
Partecipa insieme a Carmen Consoli e Vinicio Capossela all’ Isola in Collina, a Ricaldone (AL) (Manifestazione musicale in ricordo di Luigi Tenco , nel paese dove il cantautore ha vissuto e cresciuto), a « Cose di Amilcare »  al Festival del Teatro OFF di Avignone.
Il Museo  Francesco Petrarca di Fontaine de VaucluseLe Piccole Meraviglie  di Lucca (con Aldo Rapè) e La Stanza dello Scirocco di Caltanissetta (con Aldo Rapè) , sono « Teatro » del suo originale e suggestivo Recital «  Fragmenta Animae per Laura », CD prodotto dall’Associazione Culturale Francese La Giornata Particulière. 

…«L'idea di mettere in musica i sonetti di Francesco Petrarca nasce all’alba  di un 6 aprile, durante una manifestazione nelle vestigia della  chiesa di Santa Chiara di Avignone, giorno della commemorazione dell'incontro tra il  Poeta e Laura
Nel corso dell’ evento, Julia Riecke, (una cara amica di Vincenzo),  gli offre una preziosa raccolta di antiche poesie italiane che comprende  anche i sonetti di Francesco Petrarca.
Coincidenza meravigliosa, che lo induce a concepire questo progetto artistico ». (Corrado Belluomo Anello)
La scelta cade sulla raccolta di nove sonetti del « RerumVulgarium Fragmenta.
…Vincenzo Lo Iacono è un poeta di oggi, che ha scelto di vivere nella Città dei Papi, dove ha messo in musica e canto  «  La melodia pensierosa del Petrarca », posando la voce nuda sulla chitarra in una sorta di fado originale che, vagabonda,   tra un tango e una melopèa barocca. (Jacques Mancuso)




...dal tuo cuore non vengono solo parole, viene la musica che da sola esprime l'inesprimibile, la tua voce è un'orchestra che non ha bisogno di strumenti per suscitare tutte le emozioni che si possono provare. Stavo ascoltando Castanisedda...(Nunziatina Fichera)




È appena uscito l’Album Ognunu avi ‘nsegretu, delle Malmaritate, gruppo prodotto dalla « Cantatessa » Carmen Consoli, per la Narciso Records, dove Vincenzo Lo Iacono ha collaborato come autore/compositore nel brano : “Arrivaru i cammisi”.


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Ho avviato il lettore, chiuso gli occhi e aspettato che le note si allungassero nello spazio della stanza. Ma lo spazio non è bastato per contenere l'invasione della musica, perché lei ha portato con se l'immane ondata di emozioni lontane. Ho ritrovato così dopo oltre trent'anni la voce che mi aveva insegnato il senso della musica ma anche la passione, la curiosità, la ribellione, il dolore, il sacrificio, l'amicizia. E' più matura adesso, più consapevole, più pastosa e avvolgente. Ed è sussurrata, perfettamente incastonata nell'opera alla quale si incolla. Così il testo di Petrarca lo si sente nella carne e nel sangue! Quasi si trattasse di un organo, un fegato un rene, incartato in carta da musica intrisa di quel liquido vischioso e bruno.
E' difficile per me rendere a parole l'effetto che produce mentre continuo ad ascoltare: è una musica che avvolge e accoglie e lascia la sensazione dell'assoluta impossibilità di decodificare l'amore in senso lato! Di quale immane fatica sia far chiarezza nelle pieghe delle sue ansie, delle angosce, delle trepidazioni, del senso di vuoto e dell'ispirazione che, pur nella sofferenza, produce. Come dicesse che ci si può sentire completati dall'incompletezza.
Entra dentro, scava con artigli di luce e dolcezza,scorre con il sangue e gli altri umori! può attraversare in lungo un'intera esistenza, far ripercorrere strade e sentieri dell'anima! Una musica che narra il testo anche in sua assenza! Che spiega il senso dell'amore anche se non ci fossero le parole!
Non si può scrivere una musica così possente, così intrisa di dolore e bellezza solo per essere stati contagiati dalla letteratura.
Una tale forza espressiva, tutta la dolcezza, l'accoramento, il tremare dell'anima, possono discendere solo dalla propria esistenza.
Ero una bambina e poi un'adolescente ancora in erba. E crescevo accanto a Vincenzo Lo Iacono; con la guida dei suoi occhi e delle sue volute attraversavo i passi, ora assolati e dolci ora accidentati dell'esistenza. L' ho spiato illudersi e svanire nelle sue stesse illusioni e ho imparato, osservandone il diagramma, come si fa a sopravvivere anche quando tutto intorno sta crollando rovinosamente. L'ho visto alimentare la sua passione, coltivarla come un giardino prezioso, retaggio di “Sicilie” arabe e normanne; proteggerla dai venti caldi come in una “stanza dello scirocco”.
Creare accordi e far uscire da se i racconti di musica e di parole che percorrevano ostinati le sue ribellioni al mondo.
La voce che, già con le asperità giovanili, cantava tutto il futuro che avevo davanti senza ancora saperlo e cantava l'evoluzione che l'avrebbe maturata e segnata di venature di triste bellezza.
La rabbia, nel tempo ha lasciato ampi margini a dolcezze insospettabili e a successive commistioni di due sentimenti apparentemente così distanti.
I testi in dialetto siciliano sono magnifici. Li ho scoperti molti anni dopo, quando il caso (?) ci ha fatto ritrovare e non saprei descrivere l'incanto struggente di riconoscervi tutto l'antico vissuto condiviso e quello snodatosi lontano da lui ma nelle linee che aveva tracciato dentro di me senza saperlo.
Ci sono vite che sono come domande e che nella loro questua di sé, non hanno il tempo di sviluppare le ambizioni che meriterebbero di vedere assecondate.
Ho sempre saputo che era un musicista fuori dall'ordinario.... sto ancora aspettando che il mondo glielo riconosca! Ma il mondo ha fretta e la fretta non gli fa guardare se non la banale superficie!




LOREDANA FIUMARA

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DI : MANUELA ETRA TROBIA

Vincenzo Lo Iacono, il mare dentro.
Ho conosciuto Vincenzo un pomeriggio di gennaio. Accompagnai Alessandra alle prove e visto che era ancora presto, pensai di fare qualche intervista ai componenti della compagnia .Ero stata alla prima ed avevo già avuto modo di assistere allo spettacolo. Rimasi folgorata dalla voce di Vincenzo, non si dimentica una voce così.  Se sei siciliano, sei fatto di fuoco; e anche se te ne vai via dalla Sicilia, quel fuoco, ti rimane dentro e brucia, brucia sempre.  Quel fuoco, io,  l’ho sentito sotto la pelle, quella sera, mentre lui cantava, che non lo sentivo così da tanto tempo, ormai.
Così lo vidi, quel pomeriggio,  in disparte, con quella sua aria distratta e concentrata allo stesso tempo. Mi preparavo ad intervistare un uomo serio e riservato…invece incontrai un artista timido e cortese.
Fu una sorpresa, per me, scoprire, che dietro la sua voce profonda ed avvolgente, si nascondeva un uomo semplice e di grande sensibilità. Un siciliano, come me, umile e appassionato. Un picciotto a cui piace strimpellare accordi sulla chitarra, capace di “attizzarsi” al ritmo della musica suonata con un gruppo di amici, uno su cui, se sei amico suo, puoi contare per tutta la vita.
La sua musica è passione, è dolore, è vita che non vuole cedere alla disperazione…è amore. E’ un’esplosione dei sensi, una forza vibrante che ricorda l’emozione del primo bacio, di una madre nei confronti del figlio, di due amanti rannicchiati al chiar di luna…che sa di Sicilia mia beddra.
Chi nasce su un’isola ha il mare dentro. E Vincenzo lo sa.
Vincenzo Lo Iacono è un uomo di grande conoscenza linguistica e musicale, non ama vantarsi delle sue competenze, è un gentiluomo d’altri tempi, un cavaliere errante innamorato della vita e dell’amore.
La sua musica nasce dalle sue debolezze, dai  suoi dolori. Così, diventa la cura, la sua migliore amica, diventa fonte di sostentamento, necessaria alla sopravvivenza stessa.
Ascoltarlo è come un viaggio a ritroso nella nostra storia, una sorta di flash back istantaneo così forte da farci provare pena, persino vergogna. Nei suoi versi si avverte un trasporto che pochi altri cantautori sono capaci di esprimere. La scelta delle parole non è mai casuale, quanto dettata da un sentimento di  rabbiosa nostalgia così forte e profonda  da far bruciare il sangue sotto la pelle. Una  “Saudade“ tutta siciliana, ricca di pathos e melodia.                                                                   
Una chitarra che vibra narrando la storia che di una terra tradita, derubata e tormentata. Un canto antico che racconta di beddri fimmini, dai grandi occhi scuri, pregni di sole e di passione. Poche note ripetute, così leggere  e sensuali da lasciare lo spettatore assorto in una dimensione di mezzo, dove la musica e il rumore del mare fanno da cornice ad un’atmosfera surreale

Un viaggio indescrivibile che bisognerebbe percorrere, almeno una volta, per comprenderne a pieno la profondità.

DI : 





Né à Castell’Umberto, dans la province de Messine, il habite en France, à Avignon.
C’est à travers les « ballades » raffinées que transparaît le grand amour de Vincenzo Lo Iacono pour des auteurs tels que Verga et Pirandello. Après sa rencontre avec le poète Ignazio Buttitta et la chanteuse-compositeure Rosa Balistreri, il débute sa propre carrière de chanteur-compositeur au Folkstudio de Rome, où se produisent Francesco De Gregori, Stefano Rosso, Mimmo Lacasciulli et  Antonello Venditti. Il obtient le prix ”Assemblaggio per la Canzone d’Autore” à Spoleto (Teatro Caio Melisso).
L’Umanitaria de Milan lui confère le “Premio d’Autore” pour ses chansons en Sicilien vernaculaire. Son premier album « Attraverso la vita » est publié par Cà Bianca. Le second intitulé « Siciliana » est distribué par RTI Music et Vincenzo est alors invité dans divers programmes de la RAI (Radio/TV Italienne).
Avec Carmen Consoli et Vinicio Capossela, il participe à l’Isola in Collina, à Ricaldone  (Manifestation musicale en souvenir de Luigi Tenco dans le pays d’origine où le chanteur-compositeur a passé une bonne partie de sa vie). Vincenzo a participé aussi à « Cose di Amilcare » et au Festival de théâtre OFF d’Avignon.
Le Musée François Pétrarque de Fontaine de Vaucluse, « Le Piccole Meraviglie » de Lucca (avec Aldo Rapè) sont le théâtre de son récital original et suggestif « Fragmenta Animae per Laura » un CD produit par l’Association culturelle française : « La Giornata Particulière » -…. « L’idée de mettre en musique les sonnets de François Pétrarque est née à l’aube d’un 6 avril, dans les vestiges de l’Eglise sainte Claire, à Avignon, le jour même de la commémoration de la rencontre entre le Poète et Laure. C’est à cette occasion qu’une amie très chère, Julia Riecke, offre à Vincenzo un précieux recueil de poésie italienne qui comprend aussi les sonnets de François Pétrarque. Une merveilleuse coïncidence qui l’incite à concevoir ce projet artistique » (Corrado Belluomo Anello)
Le choix de l’auteur-compositeur se porte sur le recueil de neuf sonnets du « Rerum Vulgarum Fragmenta ». Vincenzo Lo Iacono est un poète d’aujourd’hui qui a choisi de vivre dans la Cité des Papes où il a mis en musique et chante « La melodia pensierosa del Petrarca », en posant juste sa voix sur la guitare, en une sorte de fado original qui vagabonde entre un tango et une mélopée baroque (Jacques Mancuso).



Vient de sortir l’album « Ognunu avi 'nsegretu » du groupe des Malmaritate, produit par la « Cantatessa » Carmen Consoli, pour la Narciso Records, CD auquel Vincenzo a collaboré comme auteur-compositeur dans l’extrait « Arrivaru i Cammisi »



(Traduzione di Marie Gabrielle Jacquet )



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de LOREDANA FIUMARA

J’ai mis le lecteur de CD en marche, fermé les yeux et attendu que les notes se répandent dans tout l’espace de la pièce. Mais l’espace n’a pas suffi pour contenir l’invasion de la musique, parce qu’elle a apporté avec elle l’onde énorme des émotions lointaines. Trente ans après, j’ai ainsi retrouvé la voix qui m’avait enseigné le sens de la musique, mais aussi la passion, la curiosité, la rébellion, la douleur, le sacrifice, l’amitié. Elle est plus mature maintenant, plus consciente, plus moelleuse et enveloppante.  Et elle murmure, parfaitement intégrée dans l’œuvre à laquelle elle appartient. Ainsi on ressent le texte de Pétrarque dans sa chair et dans son sang ! Comme s’il s’agissait d’un organe, d’un foie, d’un rein enveloppé dans du papier à musique  tâché de ce liquide visqueux et brun.
C’est difficile pour moi de mettre en mots l’effet que cela produit pendant que je continue d’écouter : c’est une musique qui enveloppe, et accueille et laisse la sensation d’une absolue impossibilité à dé-codifier l’amour au sens large ! Et quelle énorme peine pour faire la clarté dans les recoins de son anxiété, des angoisses, des trépidations, du sens du vide et de l’inspiration qui en ressort, même dans la souffrance. Comme si on disait que l’on peut se sentir complétés par l’incomplétude.
Elle pénètre, elle creuse avec des griffes de lumière et de douceur, elle s’écoule avec le sang et les autres fluides ! Elle peut traverser toute la durée d’une existence entière, faire parcourir à nouveau les routes et les sentiers de l’âme ! Une musique qui dit le texte même en son absence ! Qui explique le sens de l’amour même sans les mots !
On ne peut pas décrire une musique aussi puissante, aussi pétrie de douleur et de beauté, seulement par l’influence de la littérature. Une telle force expressive, toute la douceur, l’affliction, les frissons de l’âme ne peuvent que provenir de sa propre existence.
J’étais une enfant, puis une adolescente encore en herbe. Et je grandissais à côté de Vincenzo Lo Iacono ; guidée par son regard et par ses volutes, je franchissais les passages, parfois ensoleillés et doux, parfois accidentés de l’existence. Je l’ai observé alors qu’il s’illusionnait et se perdait dans ses mêmes illusions et j’ai appris, en observant leur diagramme, comment on  fait pour survivre même quand tout tombe en ruine autour de soi. Je l’ai vu nourrir sa passion, la cultiver comme un jardin précieux, héritage de « Siciles » arabes et normandes ; je l’ai vu la protéger des vents chauds comme dans « Stanza dello scirocco ».
Je l’ai entendu créer des accords et faire sortir de soi des récits de musique et de paroles qui parcouraient avec obstination ses rébellions au monde. La voix qui, déjà avec ses aspérités juvéniles, chantait tout le futur que j’avais devant moi sans le savoir et chantait l’évolution qui la ferait mûrir et la marquerait de voiles de beauté triste. Avec le temps, la colère a laissé de grands espaces à des douceurs insoupçonnables et à de successifs mélanges de deux sentiments apparemment aussi éloignés.
Les textes en dialecte sicilien sont magnifiques. Je les ai découverts de nombreuses années plus tard, quand le hasard (?) nous a réunis à nouveau et je ne saurais décrire  l’enchantement poignant d’y reconnaître tout le vécu autrefois partagé et celui qui s’était déroulé loin de lui, mais qui demeurait dans les lignes tracées en moi sans le savoir.
Il y a des vies qui sont comme des questions et qui dans leur quête de soi, n’ont pas le temps de  développer les ambitions qui mériteraient d’être comblées.
J’ai toujours su que Vincenzo était un musicien hors du commun… J’attends encore que le monde le reconnaisse ! Mais le monde est pressé et sa hâte ne lui laisse le temps de regarder que la banale surface !




 (Traduzione di Marie Gabrielle Jacquet )






De Manuela Etra Trobia 


Vincenzo Lo Iacono, la mer, en lui.
J’ai fait la connaissance de Vincenzo un après-midi de janvier. J’étais allée accompagner Alessandra aux répétitions et étant donné qu’il était encore tôt, j’ai eu l’idée d’interviewer les membres du groupe. J’avais assisté à la première et j’avais donc déjà vu le spectacle.
Je suis restée foudroyée par la voix de Vincenzo. Une telle voix ne s’oublie plus. Si tu es sicilien, tu es fait de feu et même si tu quittes la Sicile, ce feu reste à l’intérieur de toi et brûle sans fin. Ce feu, ce soir-là, pendant qu’il chantait, moi je l’ai ressenti sous ma peau comme je ne l’avais plus ressenti depuis longtemps. C’est ainsi que je l’ai vu, cet après-midi là. Il se tenait un peu à l’écart, avec son air à la fois distrait et concentré. Je me préparai à interviewer un homme sérieux et réservé… j’ai, au contraire, rencontré un artiste timide et courtois.
Ce fut une surprise pour moi de découvrir que derrière sa voix profonde et envoûtante, se cachait un homme simple et extrêmement sensible. Un sicilien, comme moi, humble et passionné. Un jeune homme qui aime gratter des accords sur sa guitare, capable de se « lâcher » au rythme de la musique avec un groupe d’amis, un homme sur qui tu pourras compter toute ta vie si tu es son ami.
Sa musique est passion, elle est douleur, elle est la vie qui ne veut pas céder au désespoir… elle est amour. C’est une explosion des sens, une force vibrante qui rappelle l’émotion du premier baiser, l’affection d’une mère envers son fils, ou encore deux amants blottis sous le clair de lune…. Une émotion qui a le goût de ma terre-mère, de belle Sicile.
Ceux qui sont nés sur une île ont la mer en eux.  Et Vincenzo le sait. C’est un homme d’une grande culture linguistique et musicale. Il n’aime pas faire étalage de ses compétences. C’est un gentilhomme d’autrefois, un chevalier errant amoureux de la vie et de l’amour.
Sa musique est née de ses fragilités, de ses douleurs. Elle devient ainsi sa résilience, sa meilleure amie, elle devient source de soutien, elle est nécessaire à sa survivance même.
L’écouter c’est comme faire un voyage dans le passé de notre Histoire, une sorte de flash back instantané, tellement fort qu’il peut nous provoquer du chagrin, voire de la honte. Dans ses mots s’exprime un transport que peu de chanteurs compositeurs sont capables de dire. Le choix des paroles n’est jamais laissé au hasard, mais dicté par un sentiment de nostalgie rageuse à en faire brûler le sang sous la peau. C’est une « Saudade » toute sicilienne, riche de pathos et de mélodie. Une guitare qui vibre en nous narrant l’histoire d’une terre trahie, volée et tourmentée. Un chant antique qui parle de belles femmes de grands yeux sombres, remplis de soleil et de passion. Quelques notes répétées, si légères et sensuelles qu’elles laissent le spectateur perdu dans une autre dimension, où la musique et le bruit de la mer servent de cadre à une atmosphère irréelle.

Un voyage indescriptible qu’il faudrait parcourir, au moins une fois, pour en saisir toute la profondeur.                             


                                                                    



                                              




















COSE DI AMILCARE - RADIO DUE - 
Quando fra l'altre donne, canta Vincenzo Lo Iacono





                                         








                                                                                                             



                                                                             
                                                                                         

Vincenzo Lo Iacono e Aldo Rapè



Vincenzo Lo Iacono e Aldo Rapè


          La Mirande ***** Avignone